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Giampiero Ingrassia: la musica è un piacere, altrimenti… che piacere è?

Abbiamo incontrato e fatto quattro chiacchiere con l’attore, in scena con Simona Samarelli al Teatro Sistina di Roma con “Stanno suonando la nostra canzone”

Giampiero Ingrassia: la musica è un piacere, altrimenti… che piacere è?

Nevrosi di coppia per il duo Ingrassia-Samarelli impegnati nella commedia "Stanno suonando la nostra canzone", che il 3 aprile debutta al Sistina di Roma. Racconta la tempestosa e divertente storia d’amore di Sonia Walsk e Vernon Ghersh: lei paroliera, lui compositore. Lei passionale, insicura, incapace di rispettare alcune regole e infrangere quelle altrui. Lui in analisi da una vita, è interpretato da Giampiero Ingrassia che, in giro per l’Italia, è impegnato in uno spettacolo teatrale dove recita il ruolo del bandito Salvatore Giuliano. Prima di vederlo prossimamente con Michelina, al Teatro Vittoria di Roma, Giampiero Ingrassia terminerà il 10 giugno a Messina il tour con "Stanno suonando la nostra canzone" che ha visto la luce a Broadway nel 1979. Nel 1980 ha "sbancato" il West-End londinese. E, da Londra all'Italia, nel 1981 è stata rappresentata sui nostri palcoscenici da una "ditta" come Gigi Proietti (che ne curava anche la regia) e Loretta Goggi.

 

Quanto di Vernon c’è in Giampiero?
“Vernon è un personaggio positivo, geniale e ansioso. Con una nevrosi tipica degli anni ’70. Ricordate i film di Woody Allen? C’era sempre la moda delle ansie e dello psicanalista. In realtà in questa commedia ci sono due personalità distanti che si incontrano. Vernon, si è un po’ seduto sulla storia, ha le sue certezze ma, nonostante questo, la sua vita è grigia. Fino a quando non incontra Sonia. È il loro agente (comune) a metterli in contatto. Succede così che il prisma millefaccie di Sonia travolge la vita di Vernon. All’inizio, l’uomo è in mezzo a una tempesta poi, la cosa gli piace, e si lascerà trasportare. Di mio, ho messo quell’ironia che mi contraddistingue, anche se lo spettacolo è molto british, raffinato, con battute che ti arrivano “dopo”. Ecco, in questo Vernon mi somiglia, ma mi è distante nel suo avere tutto in ordine, al suo posto: a questo ancora non ci sono arrivato! Ma Neil Simon indica bene. Anche il rapporto con Gianluca Guidi è fondamentale: insieme ci siamo molto divertiti a creare il personaggio”.

 

Di lei Gianluca Guidi, regista di “Stanno suonando la nostra canzone”, ha detto che è un “attore solido, bravo cantante, persona per bene, bravo padre, Giampiero ha la capacità di farmi ridere in qualsiasi momento, anche fossimo nella più delicata e seriosa delle situazioni. Condividiamo lo stesso stile di vita: facciamo le cose seriamente senza prenderci troppo sul serio! Che è un grande viatico per sopravvivere”: è la verità?
"La mia ricetta è non prendermi mai troppo sul serio, ma giocando in modo serio come fanno i bimbi che interpretano il cow boy o l’extra terrestre e guai se li deridiamo! La stessa cosa è il nostro lavoro, bellissimo, difficilissimo farlo bene. Ma attenzione, perché non bisogna fare gli attori fuori dal palco".

 

Che tipo sei?
Scorpione ascendente leone, un bel duello interiore: ho la solarità del leone e l’inquietudine dello scorpione. Ma sono un uomo che ha delle responsabilità, attento alla vita e con i piedi per terra, anche se mantengo vivo il Peter Pan che è in ognuno di noi. Sai, a 50 anni si fa il bilancio di quanto si è fatto e quanto ancora è da fare e, devo dire, fa un "certo" effetto. Volente o nolente, è come quando in un romanzo leggi la storia di Paolo, un cinquantenne, signore di mezza età. Sei nel bel mezzo del cammino. Le nottate a tarallucci e vino non hai più il tempo di farle. Anche se mantengo viva la passione per la musica che mi accompagna da quando ero bimbo. Oggi come ieri, continuo ad andare ai concerti: mantiene giovani."

 

Che tipo di musica ascolti?
"Ascolto tutta la musica che mi regala emozione. Passo per un rocchettaro. Ma se vedi la mia discoteca c’è di tutto. Dal rock al pop, sfociando nel fusion e nella new age. Ascolto i Led Zeppelin ma anche Arisa: non ho pregiudizi. Sono tra quelli che un giorno disse “non ascolterò mai il jazz”, trovandomi poi qualche tempo dopo a gustarne il ritmo. Amo il rock, che ha molte basi in Bach, Vivaldi, Albinoni. L’ho scoperto "frequentandoli", ascoltandoli, da autodidatta. Ovviamente, sono passato dai Procol Harum ai Led Zeppelin che, dicevo, "facevano musica veloce". Ma della musica mi piace non solo l’armonia dei suoni, anche il piacere di comprarmi il disco, vedere le copertine, i retro, perdermi nelle loro immagini: ecco, forse sono un collezionista, ma devo avere sempre gli "originali".

 

Nei momenti difficili, la musica ti ha aiutato?
“Si. La musica è la colonna sonora della mia vita. La canto e la ascolto. La cantavo anche a Rebecca, mia figlia, quando le sussurravo modello ninna nanna "This is Love" degli White Snake. Quando morì mio padre, la musica classica mi è stata di grande conforto, a scopo terapeutico. Quando invece mi devo caricare, a lavoro per una prima come per un'altra replica, in camerino ascolto sempre musica rock. Lo facevo un tempo, lo faccio anche ora. Dove sono cambiato è a casa, quando vado a dormire. Se ieri mi addormentavo con musica metal, ascoltando i Kiss o i Deep Purple, oggi se vado a letto ascoltando le medesime arie non dormo ma le “seguo”. D’altronde “la musica è un piacere, altrimenti, che piacere è?”

di Roberta Maresci

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