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Filippa Lagerback: Vi svelo la mia terapia del sorriso

“Porto con me un naso rosso da clown e quando lo indosso faccio tornare a tutti il buonumore!”

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Filippa Lagerback: Vi svelo la mia terapia del sorriso

Negli anni '90 è stata “una bionda per la vita” per lo spot tv di una famosa birra. Oggi mostra il suo luminoso sorriso per una nota marca di chewing gum, ma da otto edizioni su RaiTre è anche il volto femminile di Che tempo che fa e, dallo scorso anno, su La7D, conduce con Pino Strabioli il programma That’s Italia. È Filippa Lagerback, svedese nelle radici e italiana per scelta, innamorata com’è del nostro Paese, dove ha trovato successo, famiglia e lavoro. “Mi sento italiana dentro – dice a più Sani più Belli l’ex modella. La mia casa è l’Italia, una nazione che adoro e dove sono felice di aver messo le radici e aver costruito la mia famiglia. Qui la gente è calorosa, affettuosa e disponibile”. La incontri, inizi a parlarci e dimentichi subito che è nata nella lontana e fredda Svezia, perché Filippa è un connubio perfetto tra cultura nordica e cultura mediterranea. La fisicità e l’anima poco convenzionale appartengono sicuramente al suo Paese d’origine. Il resto, l’ironia, la cordialità e la solarità, è tutto decisamente tricolore. “La cosa curiosa - racconta - è che quando sono in Svezia mi sento molto italiana e in Italia molto svedese. Per esempio, sin da piccoli nel nostro Paese cresciamo con un grande senso di amore e rispetto per ambiente e natura che si traduce anche nel rispetto verso il prossimo e le cose pubbliche. La natura è un patrimonio di tutti, va tutelata, conservata e amata. Purtroppo questo non accade in Italia, dove spesso si sottovalutano e si trascurano le tante bellezze artistiche e naturali…”. Confessa di essere timidissima, eppure da oltre venti anni è sotto i riflettori: “Fino a 25 anni sono stata estremamente timida, facevo fatica a parlare con le persone che incontravo e questo mio atteggiamento veniva scambiato per presunzione. Ma era solo insicurezza, non mi sentivo mai all’altezza della situazione, credevo che il mio pensiero non fosse interessante. Ho sofferto tanto... Poi, un piccolo miracolo è arrivato con la moda, iniziata per caso all’età di 14 anni, perché davanti all’obiettivo mi sentivo più sicura.. E così, a poco a poco, mi sono fatta forza e, per superare l’imbarazzo con gli altri, ho iniziato a usare il mio lato ironico e autoironico e tutto è stato più facile. La televisione è stata un altro valido aiuto, ma la vera svolta è arrivata con la nascita di mia figlia Stella. La maternità mi ha dato una carica interiore straordinaria”.

 

La terapia del sorriso contagia tutti

“Sono molto sensibile e autoironica. E da un po’ di tempo, su consiglio della seconda moglie di mio padre che è una persona molto allegra, in borsa porto sempre con me un naso rosso da clown. Quando sono triste o Daniele è arrabbiato o Stella è un po’ giù di corda, io metto su il mio naso rosso e gli occhi di chi mi sta accanto cambiano espressione. E lo faccio spesso anche da sola, sul treno, al semaforo… Daniele un po’ si arrabbia e si vergogna, ma quando vede la reazione degli altri, ci ride su. Io credo molto nella terapia del sorriso”.

 

A soli 17 anni sei andata via di casa con la valigia piena di...?

“Sogni e curiosità. In realtà io ho finito un anno prima il liceo perché ho saltato la prima elementare. Sapevo già leggere e scrivere, così sono passata direttamente alla seconda. E per me è stato un piccolo trauma perché ero in una classe senza i miei amichetti… Una volta finito il liceo, prima di iscrivermi all’Università, ho preso un anno sabbatico e, grazie alla moda, ho iniziato a girare il mondo: Milano, Parigi, Londra, Monaco, New York, Lugano. Ogni due anni cambiavo casa. Poi, 12 anni fa, ho conosciuto a Milano Daniele e non sono più tornata in Svezia!”.

 

Hai voglia di una seconda maternità?

“Sì, ci pensiamo e poi Stella mi chiede sempre una sorellina. Ma non è facile per noi donne decidere di mettere al mondo un figlio. Con il mio lavoro, dove conta tanto l’immagine, non sarebbe così semplice. Il rischio di uscire dal giro è, purtroppo, dietro l’angolo”.

 

 

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