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Asma allergico grave: via libera alla terapia biologica

Asma allergico grave: via libera alla terapia biologica

Buone notizie per i pazienti affetti da asma allergico grave:

  • Il farmaco Omalizumab passa in classe A
  • Semplificato il percorso dei malati per la definizione del piano terapeutico e la somministrazione del farmaco

La compilazione della prima ricetta e la prima somministrazione potranno essere effettuate, oltre che dallo specialista ospedaliero, anche dagli specialisti ambulatoriali delle ASL (pneumologo, allergologo, immunologo). Per la ripetizione della prescrizione e l'effettuazione della terapia, dopo la prima somministrazione, il paziente, se lo vorrà, potrà recarsi più comodamente dal proprio medico curante. Un’ottima notizia anche per i bambini al di sopra dei 6 anni affetti da asma allergico grave: il pediatra di famiglia, in collaborazione con il centro ospedaliero specializzato, potrà effettuare la trascrizione della ricetta e  la somministrazione del farmaco. “Un passo avanti verso un approccio orientato ad un lavoro di network tra i professionisti del centro specializzato e quelli del territorio” afferma Giorgio W. Canonica, Direttore Clinica Malattie Respiratorie e Allergologia presso l'Università di Genova - IRCCS AOU San Martino, Past President WAO (World Allergy Organization). “Il passaggio di Omalizumab in fascia A permette di aggiungere, all’efficacia ben nota della terapia, vantaggi importanti per la qualità di vita del paziente, grazie ad una maggiore accessibilità sia in termini di reperibilità del farmaco, sia in termini di somministrazione dello stesso, non più necessariamente vincolato all’ospedale”, conclude lo specialista. "Le recenti raccomandazioni del NICE sono molto importanti per tutti i pazienti con asma allergico grave”, conferma Eugenio Baraldi, Direttore Scuola di Specializzazione di Pediatria, Università degli Studi di Padova, Presidente Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI). “Riconoscere la validità e l’efficacia di una terapia è un modo sempre più globale di intendere il paziente e i suoi bisogni. Un approccio ancora più apprezzato quando parliamo di bambini", sottolinea Baraldi.

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