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Artrite Reumatoide: i farmaci “a domicilio” migliorano l’aderenza alle terapie

Artrite Reumatoide: i farmaci “a domicilio” migliorano l’aderenza alle terapie

Buone notizie per la cura dell’Artrite Reumatoide: il programma SuSTAin, un servizio di somministrazione territoriale dei farmaci biologici impiegato nella cura della patologia, messo a punto nel 2010 da Domedica (società specializzata nel migliorare la gestione delle cure e della malattia, è risultato incidere positivamente sulla qualità di vita della persona in cura. È stato infatti calcolato che il risparmio in termini di tempo per persona è di 150 minuti per infusione, giacché il soggetto interessato non deve recarsi al Centro reumatologico ove è seguito e non deve attendere per sottoporsi al trattamento, con un notevole abbattimento dei costi sostenuti per raggiungerlo. “La malattia, che coinvolge più frequentemente le mani, le ginocchia, le anche e i piedi, nel nostro Paese interessa quasi una persona su cento e coinvolgendo circa 400mila italiani. Sono più colpite le donne e l'esordio della malattia avviene generalmente intorno ai 25-50 anni, nel pieno della vita lavorativa e dell’attività produttiva”, afferma Giovanni Minisola, Past President della Società Italiana di Reumatologia e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Reumatologia dell’Ospedale “San Camillo” di Roma.

“La persona con Artrite Reumatoide va incontro a un grave stato di invalidità a causa della comparsa di alterazioni funzionali, parziali o totali, all’apparato locomotore e ciò provoca il peggioramento sensibile della qualità di vita della persona malata”, spiega Roberto Perricone, Direttore dell’UOC di Reumatologia del Policlinico “Tor Vergata” di Roma.

“Da questo discende un fortissimo coinvolgimento, non solo psicologico, dei famigliari, anche perché il 10% delle persone malate necessita spesso di assistenza continua. Senza dimenticare che la progressiva disabilità provoca perdita di ore lavorative fino alla possibile incapacità lavorativa della persona colpita dalla malattia”, aggiunge Sara Severoni, Presidente ALMAR - Associazione Laziale Malati Reumatici.

La cura dell’Artrite Reumatoide si basa sulla somministrazione, il più precocemente possibile, di farmaci che riducano i sintomi e combattano la disabilità per evitare che le articolazioni interessate dall’infiammazione vengano danneggiate in modo permanente e irreparabile. “Negli ultimi anni sono stati messi a punto prodotti noti come modificatori della risposta biologica o ‘agenti biologici’, che agiscono specificatamente sui fattori che determinano l’infiammazione e il danno articolare. Questi farmaci devono talvolta essere somministrati presso strutture reumatologiche ospedaliere con modalità che possono compromettere l’aderenza al trattamento, condizione indispensabile per il successo terapeutico”, sottolinea Alberto Migliore, Responsabile dell’UOS di Reumatologia dell’Ospedale “San Pietro-Fatebenefratelli” di Roma. 

“Il Programma SuSTAin si prefigge l’obiettivo di favorire l’aderenza alla terapia e di migliorare la qualità di vita delle persone con Artrite Reumatoide”, ha spiegato Maurizio Percopo, Amministratore Delegato di Domedica. “Il nostro intervento prevede un’assistenza continuativa e omnicomprensiva, definita di health care management, che va oltre il semplice supporto alla somministrazione del farmaco al domicilio della persona, in cui di fatto si supplisce alla struttura ospedaliera, anche se il curante rimane in ogni caso il Reumatologo di riferimento. Ciò grazie a un articolato sistema di professionisti e infrastrutture assistenziali avanzate che comprendono un contact center, che gestisce logisticamente tutto il percorso operativo;  i nostri Infermieri professionali, adeguatamente formati presso Centri infusionali di riferimento; la collaborazione con il Centro di Reumatologia prescrittore, costantemente informato e che segue tutto l’iter dell’operazione; Medici Reumatologi, che assistono gli Infermieri nella gestione delle infusioni extraospedaliere”.

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