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Sta arrivando la Befana. Ecco alcune squisite ricette

Tre ottime ricette che lo chef Federico Valicenti, propone anche nel suo ristorante Luna Rossa, che sorge nel parco Nazionale del Pollino

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Sta arrivando la Befana. Ecco alcune squisite ricette

A me la Befana piace, piace perché l’ho sempre vista come una tipa simpatica, alternativa. Non è vestita bene, elegante o sciccosa e già questo la rende accattivante, fuori dall’ordinario demenzialgriffato. Non dispensa elogi, carriere e doni a chicchessia ma è altamente meritocratica, porta buoni doni solo a chi merita. Finalmente una festa di buon senso. È probabile che chi abbia coniato il detto "Epifania tutte le feste si porta via", doveva sentirsi un po’ Luigi XV che in punto di morte apostrofando il suo percorso di Re in Francia disse "après moi le déluge" dopo di me il diluvio. Cosi è! Dopo il 6 gennaio finiscono le feste buone per i benestanti istituzionali. La Befana diventa, nel mio immaginario, l'eroina delle persone buone che riempiono la loro vita di passione, di giuste cause e che ancora credono in fondo in fondo che l’uomo non è proprio da buttar via. La Befana mi piace perché ha una spiccata tendenza verso la salvaguardia dell’animale e dell’ambiente, perché non si fa tirare dalle renne, perché vola sulla scopa senza consumare carburante. Lavora a km 0, vive solo dove si consuma la legna perché raccoglie dai camini la cenere e il carbone, ecologista scende nelle case attraverso le cappe dei camini che simbolicamente diventano il trait-d’union tra la terra e il cielo. Quindi, simpaticamente, “nature”, ma giustizialista perché riconosce, senza sudditanze o servilismo meramente commerciale, che esistono sia i cattivi che i buoni. Che gli stolti e i cattivi vanno puniti ed i buoni e bravi vanno premiati in una sorta di giustizia sociale, anche se solo di tipo figurato. Distribuisce due tipi di doni, ai buoni caramelle e biscottini che sono il premio per il trascorso e l’augurio per quello che verrà, ai cattivi il carbone che, invece, rappresenta il buio, il nero del passato, con il monito di non farlo diventare cenere ma usarlo per tracciare una linea nella parete della coscienza, che diventi stimolo per vivere una vita più serena e in pace con gli altri e con se stessi. Il tutto infilato nella calza di lana, simbolo che protegge il piede durante il cammino dell’anno nuovo. Cosi l'immagine della vecchietta che vola sulla scopa che premia o punisce con regali o con cenere e carbone, dona tranquillità e serenità, ci riporta indietro al tempo delle favole popolari non manipolate dall'industria dei consumi e delle apparenze. Il mio ricordo è sempre legato alla mamma dove al mattino, quando andavo a guardare assieme ai miei fratelli cosa c’era nella calza, io usavo quella di papà perché ero il primogenito ma anche perché la calza era più grande quindi più capiente, mi apostrofava con un sorriso "la Befana ha portato un po’ di carbone perché siete stati un po’ cattivi, ma ha messo dentro anche i dolci perché dovete essere buoni”. Con queste parole e con i regali tra dolci, caramelle, fichi secchi, noci e torroncini la promessa di essere più buoni veniva sancita, almeno per qualche giorno. Un solo dubbio mi ha sempre accompagnato, il cugino e la cugina che vivevano in città, che non hanno il camino ma solo termosifoni, sono stati belli e fregati, dove appendevano la calza? Ma poi ho scoperto che anche loro festeggiano la Befana, una festa dove si rintraccia il mito della Dea madre, della rigenerazione della natura, vecchia antenata custode del focolare domestico, luogo sacro della casa che si serve dei camini per introdurre l’allegria volando con la sua fantastica scopa. La Befana chiude un ciclo di feste e ne apre un altro, dà  inizio a feste di tipo nazionalpopolare dove la società civile si esibisce alla rovescia e punta dritta verso il Carnevale, dove tutti si trasformano in quel che non sono, vestono e svestono i panni di altri al posto dei propri. Ecco i pazzi diventare sani e i sani diventare pazzi, il mondo si rovescia e in un gioco delle parti il ricco si traveste da povero, indossando stracci al posto dei vestiti e il povero, ma solo negli abiti e nelle forme, si traveste nel ricco e panciuto borghese. Con lo scorrere della Befana si inizia a sentire l’effervescenza del risveglio della bella e profumata prossima primavera, la stagione da tutti attesa. I vecchi riti popolari diventano ancora una volta legge nella natura degli uomini!

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