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La cuccìa di Santa Lucia. Ecco la ricetta

Lo chef Federico Valicenti ci racconta la storia della Cuccìa e ci delizia con due ricette per prepararla al meglio

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La cuccìa di Santa Lucia. Ecco la ricetta

Il 13 dicembre è la festa di Santa Lucia. Il grano cotto viene preparato in svariati modi seguendo la tradizione dei luoghi. Il mio ricordo è legato alla “pignata” piena di grano e miele lasciata cuocere lentamente nel camino e dove al mattino seguente sul grano cotto si notava una piccola impronta di piede che mia madre imprimeva di nascosto con le dita della mano. Lo scoprii per caso una mattina che mi svegliai al suo rumore, sbirciai e vidi che poggiava due dita sul grano ma non lo dissi mai a nessuno. Ero felice, sentendomi complice del suo segreto, di credere a quello che  mamma raccontava, che dal camino scendeva Santa Lucia, poggiava  i suoi piccoli piedi sul grano nella “pignata” diventando simbolo di buon augurio e portatore di ricchezza nella casa e felicità negli uomini, quindi andava mangiato a colazione. Non so se era la fame, se era il bisogno di nutrirmi di cultura, se era la misticità dell’evento, se era la scoperta del segreto svelatomi, ma quel grano cotto mi sembrava il più buono del mondo, il miglior piatto in assoluto. E insieme a me lo mangiavano i miei fratelli, mia madre e mio padre, come una sorta di unione della famiglia, di ricorrenza mistica piena di calore e di forte comunione. Molti piatti tradizionali lucani sono legati ad eventi di tipo religioso, questo è uno dei tanti. Ecco, il simbolo del grano che risorge prende corpo e diventa foriero di benevolenza e benessere. Santa Lucia, portatrice di luce nel buio, con il grano ha vinto la carestia che attanagliava le popolazioni che a lei si affidarono. Cosi raccontano la storia gli anziani vicino allo scoppiettante camino, con una luce tenue donata dalle fiamme del fuoco che rende ancora più suggestivo e misterioso il racconto. La leggenda vuole che nel corso di una tremenda carestia che stava decimando la popolazione, nel giorno di Santa Lucia, 13 dicembre di un lontano e non precisato anno, videro arrivare nel porto un vascello pieno di grano che fu immediatamente distribuito alla popolazione. Era tanta la fame che tormentava la città che il popolo non perse tempo a macinare il grano per preparare il pane ma bolliva e mangiava il grano con una fame spaventosa, cosi appena pronto i cucinieri al grido di “cucìa”, “cucìa”, è cotto, è cotto, richiamavano le persone vicino ai grandi pentoloni da cui il grano veniva distribuito. Nacque  cosi la “cucia” che significa appunto chicco cotto, cucinato. Negli anni che seguirono, questo salvataggio alimentare divenne una festa e cosi si passò a festeggiare il 13 dicembre consumando un piatto di grano cotto. Considerato che la gola è sempre esigente, si iniziò  a condire il grano con il miele, poi il vino cotto, quindi con l’aggiunta della ricotta,  poi i canditi e poi il cioccolato, diventando sempre di più un piatto prelibato e buono da gustare. Cosi, tanto per non perdere la tradizione, il piatto si contamina con i nuovi prodotti e accostamenti, si evolve, si addolcisce mescolando il grano cotto alla crema di ricotta e si aggiunge una vocale in più, forse per distinguerla da dove era partita, dalla carestia, dalla fame, come se si volesse aggiungere qualcosa per esorcizzare l’origine della pietanza, inizia a chiamarsi “cuccìa”. Questa tradizione resiste ancora fermamente, cosi il 13 dicembre tutte le pasticcerie preparano abbondanti razioni di questo dolce ma in moltissime famiglie si preferisce prepararlo in casa dove la “cuccìa” diventa un dolce profumatissimo arricchito di cioccolata calda con grano, noci, scorza d'arancia e chiodi di garofano. Secondo la tradizione, ogni famiglia ne prepara grandi quantità e la scambia con amici e vicini. La difficoltà di questa preparazione risiede tutta nel procedimento necessario per ottenere che ogni granello sia cotto perfettamente, si presenti morbido al dente ma compiutamente intero e compatto, in modo che sia agevole mescolarlo alla crema senza distruggerlo.

 

I festaggiamenti in onore di Santa Lucia

Singolari gli altri festeggiamenti, come  a Palese, centro a 10 km da Bari dove la devozione a Santa Lucia è particolarmente sentita. La notte tra il 12 e il 13 di dicembre i devoti pongono 13 ceri accesi sui davanzali, sui balconi, in giardino. La tradizione, diffusa anche in centri limitrofi, nasce in questo territorio su influenza della vicina Modugno, centro da cui Palese ha avuto origine, in cui si svolge una processione con una bellissima e imponente immagine della Santa Martire. Alcuni devoti ripetono il gesto dei ceri anche la sera del giorno 13. A Napoli, nel borgo marinaro di Santa Lucia, al quale fa riferimento la celebre canzone napoletana Santa Lucia, i festeggiamenti cominciano dal sabato precedente il 13, con una processione che porta il busto argenteo della Martire, risultante dalla fusione di diversi ex voto, dal mare fino alla chiesa di Santa Lucia. All'alba del 13 dicembre, lungo l'itinerario verso la chiesa di Santa Lucia viene collocata una batteria di fuochi che precede la processione dei fedeli, i quali recano candele o bengala a simboleggiare la luce della Martire che pervade il buio della notte. A Vico Equense, nella frazione Massaquano,

i festeggiamenti iniziano con il caratteristico e plurisecolare lancio delle nocciole dal tetto della Cappella omonima. Ogni anno il 12 dicembre, vigilia della festa, alle 15.30 si tiene il tradizionale lancio delle nocciole, precedentemente benedette, adottate a simbolo delle pupille degli occhi, dal tetto della chiesa. In Sicilia, nella stessa giornata, proprio perché non si mangia pasta, si preparano gli arancini di riso, le crocchi di patate, le panelle, insomma tutto si conclude con una fenomenale abbuffata.

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