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Latte e derivati indeboliscono il sistema immunitario intestinale?

Il latte vaccino può creare intolleranze? È giusto berlo a colazione? Con cosa può essere sostituito? Domande cui risponde il professor Osvaldo Sponzilli

Latte e derivati indeboliscono il sistema immunitario intestinale?

Tralasciando quello materno, che fornisce al bambino tutti i fattori immunitari di cui ha bisogno finché è in grado di crearseli da solo, e che fa correre meno rischi di sviluppare un tumore al seno, alle ovaie o al collo dell’utero alla mamma che allatta, il latte vaccino può creare intolleranze? È giusto berlo a colazione? Con cosa può essere sostituito? Domande cui risponde il professor Osvaldo Sponzilli, Direttore Ambulatorio di Medicina Anti Aging, Omeopatia e Agopuntura all’Ospedale San Pietro FBF di Roma, nonché Docente Università Tor Vergata Roma.

"Nessun animale beve latte dopo lo svezzamento, tanto più di un’altra specie biologica.  Solo l’uomo continua a berlo. Due sono le  ragioni, una psicologica ed emotiva, che evoca il primo nutrimento materno e il bisogno di affetto e di coccole, l’altra pubblicitaria, dovuta a una informazione "pseudo-scientifica" che lo promuove come indispensabile contro l’osteoporosi. Ma abbiamo mai visto un animale osteoporotico? Come fanno le mucche e gli elefanti ad avere uno scheletro forte mangiando solo erba? L’organismo umano è in effetti in grado di compiere notevoli trasformazioni fisiche e chimiche delle sostanze; se un erbivoro è in grado di costruire le sue proteine di struttura ed i relativi aminoacidi dall’erba, non si vede perché non possa farlo anche l’uomo che, come ultimo grado evolutivo, contiene in se le potenzialità biologiche anche degli erbivori. Questo per sfatare le teorie che gli aminoacidi essenziali della carne o il calcio del latte siano indispensabili alla vita umana".


Il latte non è un alimento adatto all’uomo
"Il fatto che il latte non sia un alimento adatto all’uomo dopo i primi anni di vita, lo dimostra il fatto che perdiamo le lattasi intorno ai quattro anni. Il latte è infatti composto da proteine e lattosio, il lattosio a sua volta è composto da due zuccheri, il glucosio e il galattosio, ebbene, la lattasi è un enzima che serve per scomporre il lattosio nei due zuccheri semplici per farli assimilare. Non è un caso che la natura abbia predisposto la scomparsa di questo enzima a 4 anni. Semplicemente perché il latte non è un alimento idoneo all’uomo adulto. La diffusione massiva del consumo di latte è venuta nel dopoguerra, importata dagli americani. Nel passato, i prodotti caseari ricavati dal latte venivano usati soprattutto dai pastori nella transumanza e dai naviganti che avevano bisogno di un grandi riserve caloriche e di grassi. Infatti, formaggi e latticini hanno una quota esagerata e squilibrata di lipidi rispetto alle proteine e agli zuccheri, per cui sono nocivi per colesterolo e trigliceridi. Ma quello che è più importante, è che circa l’80% della popolazione (fanno eccezione i scandinavi) soffrono, spesso senza saperlo di intolleranza al lattosio o alle proteine del latte vaccino. Intolleranza vuol dire che il sistema immunitario intestinale vive perennemente sotto stress biologico, come una vettura obbligata a viaggiare sempre in seconda o terza ed impossibilitata ad andare in quarta e quinta.


Qual è la conseguenza?
"Abbassamento di difese del sistema immunitario, stanchezza, cefalee, catarro o allergie respiratorie, debolezza sessuale nell’uomo e diminuzione di fertilità nella donna o, ancora,  predisposizione ad altre malattie. Ma ci sono anche altre riflessione che dovrebbero tenerci lontani dal "business latte". Le vacche sono riempite di ormoni per produrre il triplo di latte di quello che producevano trenta anni fa, con una conseguente mortalità precoce degli animali. Il risultato è un latte non solo stressante per il sistema immunologico intestinale, ma anche più povero di fattori nutritivo e ricco di ormoni e antiparassitari contenuti nei mangimi. Si potrebbe obiettare che lo yogurt e i formaggi stagionati non hanno più problemi di lattosio perché i processi di fermentazioni hanno fatto quello che avrebbe dovuto fare la lattasi, ma se questo è vero per l’intolleranza al lattosio, non è vero per le intolleranze alle proteine del latte vaccino. Si tratta di molecole proteiche molto più grandi di quelle del latte materno, basti pensare che quest’ultimo, essendo programmato per la specie umana, deve permettere uno sviluppo volumetrico di un bimbo che è assai più piccolo di un vitello".


Perché l’intolleranza alle proteine del latte vaccino è così diffusa?
"Se il problema del lattosio è legato all’assenza dell’enzima, il problema proteico è legato alla precocità con cui si somministra il latte vaccino ai bambini, spesso fin da sei mesi. Per non parlare dei latti artificiali che derivano dal latte di vacca modificato. Ecco come si produce la sensibilizzazione all’alimento in un sistema intestinale non pronto a digerire una proteina inadeguata per l’età. Attenzione bisogna prestare a molti integratori, soprattutto ai pasti sostitutivi di alcune diete iperproteiche, che sono esclusivamente a base di proteine del latte. Dobbiamo quindi uscire dallo sterotipo dell’indispensabilità del latte vaccino per il calcio, in quanto gli intolleranti non ne assorbono affatto e i pochi tolleranti ne assorbono solo una minima parte associata ad altri micronutrienti come il fosforo. La realtà è che in 100gr di latte ci sono circa 118 mg. di calcio, spesso non assimilabile, mentre  altri cibi ne contengono in quantità molto più alta e completamente assimilabile. Citiamo i legumi, le noci e le mandorle, quest’ultime, con 250 mg di calcio su 100 gr. Per non parlare di salmone e sardine con spine, delle alghe che spesso superano i 1000 mg. di calcio su 100 gr., i semi di sesamo e di tahin con 1160 mg di calcio su 100 gr. E poi cavoli, cime di rape, crescione, prezzemolo e tarassaco, tutti con contenuti di calcio superiori al latte.


In alternativa al latte vaccino
"Gli altri latti vegetali, soya, riso, avena, mandorle, eccetera hanno il vantaggio di avere contenuto zero di colesterolo, un discreto apporto energetico e si si vuole proprio del calcio in commercio ce ne sono con elementi addizionati tra cui calcio e vitamina b12, ma a mio avviso è meglio cercare il calcio in altri alimenti più salubri".

di Roberta Maresci

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