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Incontinenza urinaria e alimentazione

Diversi studi hanno dimostrato come il miglioramento delle abitudini alimentari e la riduzione del peso corporeo riducano l’incontinenza. Scopriamo di più in merito in questo approfondimento a cura di Valentina Schirò, Biologa Nutrizionista

Incontinenza urinaria e alimentazione

Nonostante sia una patologia che interessa circa due milioni di persone, l’incontinenza urinaria viene anche detta "malattia silenziosa" proprio perché chi ne soffre raramente ne parla. L’incapacità di controllare la minzione viene ingiustamente etichettata come una condizione di mancata igiene personale e di vecchiaia; ciò contribuisce enormemente a creare un muro di silenzio attorno a chi soffre di questo disturbo che inevitabilmente andrà incontro ad isolamento sociale e alla perdita di autostima. Questa patologia crea un disagio tale da incidere notevolmente sulla qualità dei diversi aspetti della vita della persona, generando potenzialmente problemi sia di tipo psicologico, lavorativo, relazionale e sessuale. Le persone colpite da questo disturbo evitano soprattutto di frequentare luoghi che non conoscono per paura dell’assenza dei servizi igienici oppure hanno il timore che, in loro vicinanza, si possa eventualmente avvertire odore di urina o, peggio ancora, si sentono a disagio per la necessità di dover indossare un assorbente. Spesso rinunciano alla propria vita sessuale per il timore di perdere urina durante i rapporti.

Di incontinenza soffrono sia gli uomini sia le donne, soprattutto dopo i 60 anni, ma ad avere più problemi sono queste ultime; in particolare, a esserne colpite sono il 3-14% della popolazione femminile con una maggiore incidenza (30-40%) nelle donne oltre i 60 anni. Questo disagio può anche riguardare soggetti giovani: ne soffrono circa il 20% della popolazione con età inferiore ai 30 anni e circa il 40% di soggetti nella fascia di età tra i 30 e i 50 anni.

Esistono diversi tipi di incontinenza:

  • da sforzo: quando la perdita di urina avviene in seguito ad uno sforzo fisico che determina l’aumento della pressione addominale. In questo caso anche un colpo di tosse, uno starnuto o perfino una risata possono determinare piccole perdite di urina.
  • da urgenza: quando la perdita di urina è preceduta da un desiderio improvviso e non rimandabile di urinare;
  • mista: quando la perdita delle urine è causata da più tipi di incontinenza associate;ad esempio, si può verificare sia per sforzo che per urgenza.
  • funzionale: si verifica quando la persona non è in grado di riconoscere lo stimolo della minzione o possiede limitazioni motorie che non gli consentono di recarsi rapidamente in bagno.

Le principali cause responsabili dell’incontinenza urinaria sono molteplici: costipazione; infezioni delle vie urinarie e della vescica; effetti secondari di alcuni farmaci, in particolare gli antidepressivi, gli antipsicotici, gli anticolinergici, i diuretici, gli analgesici, i narcotici centrali, i sedativi ecc.
Sono annoverati fra le possibili cause anche incidenti, malattie croniche come il diabete, problemi vasco-cerebrali come l’ictus; anche la gravidanza, soprattutto se il parto avviene per via naturale e gli interventi chirurgici.
Possono poi causare l’incontinenza urinaria malformazioni congenite, malattie evolutive come l’Alzheimer, malattie neurologiche come la sclerosi multipla e il Morbo di Parkinson. La menopausa, inoltre, durante la quale la riduzione degli estrogeni, coinvolti anche nel mantenimento della tonicità muscolare determina la riduzione del tono muscolare anche a livello pelvico, può essere causa di incontinenza urinaria.

Anche l’alimentazione incide notevolmente su questo problema. Nel 2010 uno studio americano pubblicato sull’American Journal of Epidemiology ha dimostrato come il miglioramento delle abitudini alimentari e la riduzione del peso corporeo riducano l’incontinenza. Lo studio ha comportato il coinvolgimento di 2060 donne tra i 30 e i 79 anni alle quali sono state chieste informazioni riguardanti sia il loro stile di vita sia alimentare, la frequenza degli episodi di incontinenza; infine sono state valutate le loro caratteristiche antropometriche (peso, altezza, giro vita e IBM). Grazie a questa ricerca si è scoperto che le donne che soffrivano di incontinenza di tipo lieve-moderata seguivano una dieta con la quale introducevano un elevato introito calorico basato prevalentemente su un alto consumo di grassi saturi.
Altri studi, hanno dimostrato come una riduzione del 5-10% del peso corporeo ha la capacità di circa il 74% di ridurre i sintomi legati all’incontinenza urinaria. La perdita di massa grassa soprattutto a livello addominale si è visto essere capace di diminuire notevolmente la pressione intra-addominale e quindi la pressione sia sulla vescica che sul pavimento pelvico. Per ridurre l’incontinenza è quindi necessario perdere peso e ridurre le calorie assunte giornalmente. Tra gli altri fattori che incidono notevolmente sulla frequenza di minzione è il consumo del sale. È stato dimostrato infatti come la riduzione dell’assunzione di sodio determina la riduzione del volume urinario e quindi, la frequenza ad urinare di circa il 9%. Esistono,inoltre, alcuni alimenti e bevande che devono essere esclusi dalla dieta. È basilare ridurre o meglio ancora eliminare caffè, anche decaffeinato, cipolle e alcolici perché hanno la capacità di aumentare la diuresi stimolando la vescica. Anche le bevande gasate, gli agrumi, uva, zucchero, uova, frutta secca, formaggi stagionati, tè, aceto, pomodoro e succo di pomodoro, fragole, ananas e succo di ananas, mirtillo e succo di mirtillo, mela e succo di mela, pompelmo, cioccolata, edulcoranti, spezie e cibi piccanti devono essere evitati perché capaci di irritare le vie urinarie. Spesso chi soffre di incontinenza tende a ridurre eccessivamente l’assunzione di liquidi, questo errato comportamento a sua volta determina l’insorgenza di stitichezza; è necessario, quindi, affrontare questo ulteriore problema aumentando l’assunzione di fibre vegetali mangiando frutta e verdura. Inoltre riducendo drasticamente l’assunzione di acqua si rischia di andare incontro a disidratazione e di causare una iperconcentrazione delle urine, tutto ciò favorisce sia lo sviluppo di infezioni batteriche sia l’aumento della frequenza della minzione. A questo punto, è necessario bere almeno 1,5 litri di acqua nell’arco dell’intera giornata, ma è preferibile smettere due ore prima di andare a dormire per evitare la minzione notturna. Ma al cambiamento alimentare è necessario affiancare anche un cambiamento dello stile di vita: è opportuno smettere di fumare, perché la nicotina svolge un’azione irritante sulla vescica, e fare attività fisica svolgendo specifici esercizi il cui fine è il rafforzamento della muscolatura del pavimento pelvico. Un altro valido aiuto ce lo può dare anche il tè verde. Questa scoperta è avvenuta grazie ad uno studio condotto dal ricercatore americano A. Lee in collaborazione con ricercatori giapponesi, pubblicato sulla rivista Neurourology and Urodynamics. La ricerca si è basata sulla valutazione degli effetti del tè verde su donne giapponesi con età compresa tra i 20 e i 74 anni. È stato calcolato che il 28% delle donne soffriva di incontinenza urinaria, ma coloro le quali consumavano periodicamente 4 o più tazze di tè verde al giorno avevano una minore incidenza del problema rispetto alle altre. Probabilmente l’effetto positivo del tè verde è da ricercarsi nella capacità degli antiossidanti di proteggere la vescica. Tra questi antiossidanti, nota è l’azione benefica della epigallocatechina contenuta nel tè capace di inibire la formazione di calcoli urinari e di ridurre l’insorgenza di cancro alla vescica.

di Valentina Schirò (Biologa Nutrizionista)

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