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Fame nervosa. Ecco come combatterla

Può essere dovuta motivazioni psicologiche, ma anche organiche. Scopriamo di che cosa si tratta e che cosa si può fare per “calmarla”

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Fame nervosa. Ecco come combatterla

Marco Lombardozzi Medico, psicoterapeuta, omeopata, psicopatologo forense ci spiega che la "fame nervosa" va inserita nella categoria dei disturbi alimentari. Si presenta con sintomi chiari e facilmente evidenziabili. Chi ne soffre vive momenti di forte ansia e angoscia e questi stati emotivi possono essere placati, almeno per un po’, dall’assunzione di cibo che viene mangiato con voracità. Contrariamente al pensiero comune, gli episodi compulsivi alimentari non si indirizzano solo sui dolci ma su qualunque tipo di cibo. L’orario di comparsa dei disturbi può essere qualunque, ma statisticamente le ore più frequenti sono quelle serali e notturne. Sono colpite maggiormente le donne rispetto agli uomini e la fascia di età è compresa tra i 16 e i 40 anni.

Qui trovi i rimedi naturali e i cibi utili per affrontare e superare la fame nervosa.

 

Carenze affettive

Che cosa spinge alcune persone a improvvisi e angoscianti momenti di voracità? Alla base di questo disturbo sta sempre un’importante insoddisfazione, connessa alla vita affettiva. Il vuoto, l’assenza di un riferimento affettivo fa riecheggiare una carenza e un sentimento vissuti in età infantile quando la “fase orale” era la componente predominante. La fase orale è il primo stadio di sviluppo e coincide con la dominanza della bocca come elemento di conoscenza e di piacere. Il neonato conosce il mondo solo attraverso la bocca, per questo porta tutto alle labbra e succhia, come succhia il latte, unico elemento nutritivo di quell’età. Se in questa fase di sviluppo si vive una frustrante carenza di affetto o si percepisce che la mamma non è presente, si avverte un vuoto che deve essere colmato e può esserlo solo attraverso la bocca, unico elemento che il neonato percepisce come contatto con il mondo, fonte di piacere e di nutrimento. Crescendo, se non si sciolgono i nodi emotivi creati da questa situazione, se ci si trova nella irrisolta situazione dei “non amati”, l’individuo rimane o ritorna a quella fase orale durante la quale si è prodotto il dolore da carenza affettiva. Il cibo, quindi, sarà il solo elemento che lo conforterà nei momenti di dolore e di paura, soprattutto quando rivivrà l’assenza di affetto, così come avveniva da neonato. Ogni volta che questa persona avvertirà un senso di vuoto, di carenza o di frustrazione, l’unico modo un cui reagirà sarà quello “fissatosi” in età neonatale. Si spiega anche in questo modo la maggiore incidenza nelle ore serali e notturne, perché sono quelli i momenti in cui, se vi sono le condizioni, si avverte di più la solitudine e l’assenza di un affetto e di un calore umano.

 

Occhio ai sintomi!

I sintomi che caratterizzano questo disturbo alimentare sono facilmente individuabili.
Si presentano in qualsiasi momento della giornata, più spesso la sera, al di fuori degli orari dei pasti.

  • Il desiderio di cibo non è legato a un reale senso di fame, ma a un improvviso bisogno di mettere qualcosa in bocca.
  • La modalità con cui si mangia è di tipo compulsivo, vale a dire vorace, rapido e senza la capacità di gustare i sapori.
  • Non c’è distinzione tra la scelta di cibi salati o dolci, anche se questi ultimi sono preferiti.
  • Lo stato ansioso accompagna sempre i momenti di fame e dopo mangiato si avverte un senso di rilassamento.
  • I momenti compulsivi sono quasi sempre seguiti da un senso di colpa. Chi soffre di questo disturbo, racconta con vergogna gli episodi di fame nervosa.

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