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La dieta mediterranea diventa patrimonio dell’Umanità

La dieta mediterranea diventa patrimonio dell’Umanità

La dieta che il mondo ci invidia, dopo 4 anni di attesa, ce l’ha fatta: per decisione dell’Unesco è ufficialmente entrata a far parte del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. L’organo delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la candidatura presentata per la seconda volta nel 2009; tra le motivazioni del comitato di valutazione l’importanza dell’insieme di conoscenze, competenze e tradizioni che stanno alla base della dieta mediterranea.

“Un riconoscimento importante per la tradizione alimentare del nostro Paese” ha dichiarato il ministro delle politiche agricole Galan.

La dieta mediterranea si basa su “piatti poveri” che richiedono il consumo di frutta e verdura, pesce, legumi, pasta, grassi polinsaturi come l’olio d’oliva  e in generale alimenti freschi. E si lega anche all’idea di una cucina sana, legata al territorio e alla stagionalità, consigliata dagli specialisti in scienze dell’alimentazione per il suo potere di prevenire tumori, infarto, arteriosclerosi.

Il riconoscimento è importante anche per la ricaduta sull’esportazione dei prodotti alimentari italiani, in crescita secondo i dati Istat 2010.

Per il prossimo anno l’Italia ha già pronta la candidatura per “l’arte della la pizza napoletana” e lo Zibibbo di Pantelleria. Nel grande entusiasmo per questo meritato successo, un unico boccone amaro da mandar giù: premiata dall’Unesco anche la gastronomia francese; l’eterna sfida con i nostri “cugini” continua. 

di M.R.

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