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Come gestire le intolleranze alimentari nello sport

Differenze tra allergia e intolleranza. Test, cibi e comportamenti da tenere per evitare il peggio durante le prestazioni atletiche. Ce ne parla il prof. Roberto Verna

Come gestire le intolleranze alimentari nello sport

Una corretta alimentazione può contribuire a migliorare la condizione fisica e psichica, cosi come, se sbilanciata, può influire negativamente sulla performance. “Alimenti non tollerati dall’organismo possono alla lunga creare disturbi che possono influenzare la prestazione atletica. È importante però, distinguere tra allergia ed intolleranza alimentare, perché si tratta di due fenomeni con cause, e quindi trattamenti, diversi”, spiega il professor Roberto Verna, Direttore Centro di Ricerca per la Sperimentazione Clinica presso l’università La Sapienza di Roma, Specialista in Scienza dell’Alimentazione, Endocrinologia e Patologia Generale.


La differenza tra allergia e intolleranza
“Il sistema immunitario rappresenta un vero e proprio sistema di difesa dell’organismo da tutti gli agenti esterni dell’organismo stesso. Si esplica sotto molteplici aspetti a livello delle varie componenti cellulari, sia con un contatto diretto intercellulare, sia con la produzione di immunoglobuline (anticorpi). L’eccesso di risposta determina il fenomeno dell’allergia. Le allergie alimentari sono quelle manifestazioni dovute alla reazione immunitaria nei confronti di una sostanza considerata estranea dall’organismo (microrganismi, sostanze chimiche, sostanze alimentari), che seguono a distanza di tempo variabile l’ingestione di determinati alimenti.
Si definiscono, invece, intolleranze alimentari quelle situazioni cliniche nelle quali l’insorgenza dei sintomi dopo l’assunzione dell’alimento, non sono determinate da una reazione immunologica. Tipica è la reazione a cibi ad alto contenuto di istamina (tonno, sgombro) che è il mediatore chimico responsabile delle reazioni cutanee. Poiché l’istamina viene liberata anche dalla reazione immunitaria, in questo caso i sintomi dell’allergia e dell’intolleranza sono simili anche se di origine diversa; ecco perché in molti casi si tende ad unificare i due fenomeni”, chiarisce Verna.


I sintomi
"Poiché le intolleranze alimentari consistono in una reazione cronica ad alimenti assunti di frequente, il disturbo che provocano non è in relazione diretta all’assunzione ma può avvenire a distanza di tempo, anche fino a 72 ore dopo, con sintomi a carico di qualsiasi organo, apparato o sistema. La sintomatologia non è proporzionale alla quantità dell’alimento introdotto; anche piccole quantità possono mantenere l’intolleranza. I sintomi di intolleranza alimentare sono molto variabili e comprendono: edema delle labbra, afte, sintomi gastrici, colon irritabile, diarrea/vomito, orticaria, eczema, rinite, asma, cefalea, anafilassi, disturbi vascolari, affezioni cutanee, stanchezza cronica, attacchi di panico".


Cibi da evitare
"Gli alimenti che più frequentemente sono causa di allergia/intolleranza alimentare, sono: latte, uova, pesce e crostacei, cereali, farina, lievito, nocciole, arachidi, carne di maiale, pancetta, cioccolato, the, caffè, alcolici, mele, agrumi, sedano, soia, anice, aneto, spezie (cannella, aglio, senape), additivi, preservanti e coloranti", indica il medico, sottolineando che, “come si vede, la gamma degli alimenti che possono determinare intolleranza è molto ampia. Di conseguenza, in caso di perdurare della sintomatologia è di grande importanza definire se si tratti di una reale intolleranza alimentare, ed a quale alimento, o di una reazione di tipo diverso. I test a disposizione sono molti, ma non tutti attendibili. È importante rivolgersi a strutture cliniche qualificate per lo studio delle allergie o delle intolleranze alimentari, che possano dare risposte certe ed attendibili, sulle quali costruire un adeguato percorso terapeutico o di prevenzione. Se, infatti, in un gran numero di casi le intolleranze, specie se acquisite, possono essere curate e regredire col tempo, esistono situazioni che non sono modificabili e che necessitano di cure attente e continue.

di Roberta Maresci

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