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L’acido fitico: riduce il colesterolo, previene la carie, ed è efficace nella terapia antitumorale

Si tratta di un ottimo antiossidante in grado anche di abbassare l’incidenza dell’acidità del colon e di altre malattie infiammatorie intestinali. Scopriamo i cibi che lo contengono e come agisce nel nostro organismo

L’acido fitico: riduce il colesterolo, previene la carie, ed è efficace nella terapia antitumorale

Il mio-inositolo esafosfato, più comunemente conosciuto come acido fitico è il principale componente di cereali, legumi e semi oleosi.  In natura, l’acido fitico rappresenta una importante riserva di fosforo per i germogli fino a quando non sviluppano un apparato radicale tale da assorbirlo direttamente dal terreno. Tra i cereali, l’acido fitico e i suoi derivati sono maggiormente presenti  nel germe di grano (4,4g/100gr di alimento) e nella crusca di frumento (3,14gr/100gr); invece, tra i legumi, le quantità maggiori si trovano nella soia (1,8gr/100gr) e nei fagioli borlotti (1,2gr/100gr). Poiché l’acido fitico si trova disposto principalmente nella parte esterna dei semi, il suo contenuto nelle farine varierà in base al loro grado di raffinazione. È stata stimata l’assunzione giornaliera di fitati, ovvero i sali dell’acido fitico, nei Paesi Occidentali e nei Paesi in via di sviluppo: negli USA l’assunzione giornaliera è di 750mg; in Italia è di 219mg; in Nigeria è di 2100mg e in Malawi 1890mg. Questi diversi valori sono giustificati dalla diversa alimentazione: nei Paesi Occidentali la dieta si basa principalmente sul consumo di cereali raffinati e proteine di origine animale; mentre nei paesi poveri l’alimentazione si basa prevalentemente sul consumo di cereali, mentre è decisamente bassa l’assunzione di carne. L’acido fitico svolge numerose azioni benefiche nell’organismo: riduce il colesterolo, previene la carie, è efficace nella prevenzione e nella terapia antitumorale. Sono state avanzate numerose ipotesi riguardo il suo effetto anticancro, tra  queste ricordiamo la capacità di inibire le reazioni di ossido-riduzione del ferro e quindi la formazione di radicali liberi responsabili dell’alterazione della sequenza del DNA. Un altro probabile meccanismo di azione è dato dall’abilità dell’acido fitico di legare le sostanze potenzialmente cancerogene riducendo così la loro pericolosità. Inoltre, grazie all’alto potere antiossidante, l’acido fitico viene addizionato alle bevande, ai cibi e da alcuni anni, anche ai cosmetici in quanto impedisce la modificazione dei lipidi e quindi i processi di alterazione come ad esempio la putrefazione responsabile  della perdita della qualità e delle caratteristiche organolettiche del prodotto. Diversamente da quanto finora è stato detto, l’acido fitico viene definito anche come fattore antinutrizionale grazie alla capacità di formare composti insolubili con minerali importanti per il nostro organismo: rame, ferro, magnesio, zinco, calcio.

È anche in grado di interagire e di legare le proteine riducendone la solubilità e digeribilità. Inoltre, forma dei complessi con gli enzimi digestivi come ad esempio la tripsina e l’amilasi, limitando notevolmente la loro attività. La degradazione dell’acido fitico e la conseguente liberazione di minerali e proteine può avvenire grazie all’intervento della fitasi, enzima presente nei semi, nelle radici e nel polline di molte piante. Così come tutti gli animali monogastrici, l’uomo non è capace di sintetizzare questo enzima,  a differenza invece dei ruminanti, nei quali la fitasi viene prodotta dagli stessi batteri del rumine. L’organismo umano però può sfruttare la fitasi vegetale grazie alle alte temperature e al pH acido dello stomaco, che rappresentano le condizioni ideali per l’attivazione dell’enzima.

A dimostrazione di quanto detto, studi effettuati sui maiali e sull’uomo hanno dimostrato come circa il 50% dell’acido fitico viene completamente o parzialmente degradato nello stomaco. Inoltre, nell’intestino la fermentazione delle fibre solubili, abbondantemente presenti nella frutta e nella verdura, produce acidi grassi a catena corta che hanno la capacità di interagire con i minerali sottraendoli così al legame con l’acido fitico. Altre ricerche hanno evidenziato l’utilità di addizionare le fitasi microbiche nei mangimi di maiali e polli per migliorare la biodisponibilità del rame e dello zinco. È importante però ricordare che l’acido fitico forma complessi prevalentemente con i minerali presenti nei semi, difficilmente sarà capace di interagire con quelli provenienti dagli altri alimenti perché i siti di legame saranno già occupati dai primi. Si è a rischio di carenze nutrizionali solo se l’unica fonte di minerali sono i cereali e i legumi così come avviene nei i paesi poveri ; coloro i quali seguono una dieta varia non corrono il rischio di una condizione di malnutrizione. Alcuni accorgimenti che possiamo prendere per ridurre gli effetti negativi dell’acido fitico sono, ad esempio, l’assunzione di frutta (arance, mandarini, clementine, kiwi) ricca in vitamina C la quale ostacola il legame tra l’acido fitico e minerali. È anche importante non associare alimenti ricchi in calcio (Ca), come latte e formaggi, con alimenti ricchi in acido fitico, proprio perché il Ca ha la capacità di inibire la fitasi. Un altro suggerimento è l’ammollo di cereali e legumi per 10-12 ore, in questo modo si agevolerà un po’ la perdita dell’acido fitico nell’acqua; questo rilascio sarà maggiore se l’acqua avrà una temperatura di circa 45°C e un pH tra 5-6. L’acidificazione può essere fatta aggiungendo all’acqua di ammollo alcune gocce di limone o aceto.

 

Cereali e derivati

Legumi

Altri alimenti

Germe di grano                 4,14

Ceci
0,6

Cacao amaro in polvere
1,92

Orzo perlato                  
0,48

Fagioli    
1,7

Cocco fresco                  
1,38

Riso integrale                    0,52

Fave                                  0,84

Carote                               0,01

Mais                                   0,24

Lenticchie                         0,42

Pomodori                           0,01

Avena                               0.29

Piselli                                0,8

Latte e yogurt               Assente

Sorgo        
0.24

Soia
1,8

Uova
Assente

Contenuto in acido fitico (g/100 g di parte edibile) (Fonte INRAN).

di Valentina Schirò (Biologa Nutrizionista)
PARLIAMO DI: acido fitico

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