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Uova: una concentrazione di proteine

La loro versatilità le rende protagoniste in cucina

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Uova: una concentrazione di proteine

Con la consulenza della dott.ssa Ambra Morelli, dietista e referente Andid (Associazione nazionale dietisti) per la Lombardia.

Sode o al tegamino. Alla coque o strapazzate. Basta un po’ di fantasia per usarle in diverse varianti possibili. Ingrediente base per le salse che possono trasformare ogni piatto, amate dai pasticceri che senza sarebbero perduti, si prestano per un piatto veloce così come per una cena raffinata. Senza dimenticare il basso costo e le numerose proprietà nutrizionali. Eppure, fino a qualche anno fa, le uova venivano messe sul banco degli imputati perché troppo ricche di colesterolo e perché in grado di far alzare troppo facilmente l’ago della bilancia. Negli ultimi tempi, però, forse complice la crisi, il loro consumo è notevolmente aumentato (+ 5,3% nel 2012). “Possiamo tranquillamente affermare che le uova sono una riscoperta. Dopo essere state demonizzate per anni, ora sono tornate senza problemi sulle tavole degli italiani” spiega la dottoressa Morelli. “E non credo che sia solo questione di crisi. Le uova hanno molteplici proprietà nutritive, un costo basso e un’alta resa, dato che possono essere impiegate in diverse ricette”. In pratica, mangiando due uova (di media grandezza) si assimila lo stesso quantitativo di proteine che si avrebbe con 100 g di carne o 100 g di pesce.

Uova: una concentrazione di proteine

Sarà capitato a tutti di notare una serie di numeri e lettere sulla confezione e sui singoli gusci. Si tratta della carta d’identità dell’uovo, obbligatoria dal 2004 in tutta l’Unione europea. Impariamo a leggerla:

  • La prima cifra indica il tipo di allevamento: “0” se si utilizzano mangimi provenienti da agricoltura biologica; “1” sono gli allevamenti all’aperto; “2” quelli a terra; “3” indica quelli a batteria o in gabbia.
  • Le due lettere successive rappresentano la sigla internazionale del Paesein cui sono prodotte le uova (IT per l’Italia).
  • Seguono poi tre cifre, che indicano il codice Istatdel comune in cui è presente l’allevamento.
  • E poi due lettere, che mostrano la sigla della provincia.
  • Gli ultimi tre numeri identificano l’azienda agricola produttrice delle uova (ognuna ne ha uno) e sono fondamentali in caso di problemi sanitari.
PARLIAMO DI: uova, conservazione, scadenza

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