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Riso Venere, il cibo dell’imperatore

Profuma di sandalo e pane, i suoi chicchi sono neri e lucidi: un alimento che fa “innamorare”

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Riso Venere, il cibo dell’imperatore

Ha un buon profumo esotico, un colore insolito e consente ricette davvero scenografiche. È il riso Venere, che da piatto prelibato degli imperatori d’Oriente, trova sempre più spazio e consensi sulle nostre tavole. In Italia pochissimi risicoltori si dedicano alla coltura di questa varietà di riso, iniziata solo dal 1997, tra cui Claudio Cirio della Palude Casalbeltrame in provincia di Novara, che insieme ad altri soci ha dato vita al Sapise (Sardo Piemontese Sementi), un’associazione con il compito di migliorare le caratteristiche nutrizionali del riso in genere, l’alimento principe per un terzo della popolazione mondiale.

Presso il Centro Sperimentale del Sapise, incrociando due varietà, un ricercatore cinese ha ottenuto un riso nero che può vantare le preziose proprietà di quello orientale.

 

Un alimento… prezioso

Molto prima che arrivasse a crescere nella pianura padana, il riso nero ha rappresentato un’autentica rarità in vaste aree della Cina e dell’India. Si narra che fino al diciannovesimo secolo i contadini cinesi lo coltivassero esclusivamente per l’imperatore e la sua corte. «Molto probabilmente – spiega Cirio - per via del suo strano colore dovuto alla presenza di antociani, pigmenti scuri presenti anche nei mirtilli e nelle uve nere, dalla benefica funzione antiossidante».

Secondo gli estimatori infatti, oltre al colore e al profumo (i chicchi anche prima della cottura odorano di pane o di legno di sandalo) il riso Venere vanta anche importanti caratteristiche nutrizionali: abbassa il colesterolo totale e aumenta la frazione HDL (quello “buono”), prevenendo la formazione di placche sulle pareti dei vasi sanguigni, causa d’infarto e ictus. Non a caso nel passato i ceti più poveri lo usavano come medicina: le donne lo assumevano prima e dopo il parto. 

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