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Pollo e tacchino: c’è da fidarsi?

Uno studio svela i benefici per la prevenzione di diabete e malattie cardiovascolari. Ma gli italiani temono ormoni e antibiotici…

Pollo e tacchino: c’è da fidarsi?

Con la consulenza del prof. ANDREA POLI, coordinatore della Nutrition Foundation of Italy (NFI). Del prof. GIORGIO CALABRESE, Docente della Scuola di Specializzazione di Medicina, Facoltà di Medicina Università degli Studi di Torino. Del prof. ANDREA VANIA, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica Policlinico Umberto I, Roma. Del prof. GUIDO GRILLI, Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell'Università di Milano e Presidente della Società Italiana di Patologia Aviare.



Leggere e ricche di proteine nobili, le carni avicole sono da sempre apprezzate. Oggi, all’alta digeribilità e al “nobile” profilo nutrizionale si aggiungono i benefici sulla salute e, in particolare, sulla prevenzione del diabete, delle patologie cardiovascolari e contro l’insorgenza dei tumori. A rivelarlo è uno studio dell’Istituto di ricerca Nutrition Foundation of Italy (NFI) pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Food & Nutrition Research. “Il documento conferma come le carni bianche siano caratterizzate da un profilo nutrizionale decisamente favorevole - spiega Andrea Poli: gli studi epidemiologici che abbiamo analizzato mostrano come un adeguato consumo di carni di pollo, in associazione a una dieta ricca di vegetali, con un apporto moderato di grassi, e a uno stile di vita attivo, possa facilitare il mantenimento del giusto peso corporeo, con effetti complessivamente neutri o favorevoli sul rischio delle principali malattie degenerative tipiche della nostra società”.

Eppure ancora molte, moltissime persone credono a falsi miti, in particolare per quanto riguarda il pollo. A confermarlo è un’indagine Doxa realizzata per Unaitalia: nonostante il 73% degli intervistati affermi che la carne di pollo è sicura, la maggior parte di essi finisce per essere vittima di pregiudizi e convinzioni errate, dall’utilizzo di ormoni agli antibiotici.

 

Prevenzione delle malattie

Cuore. Basso tenore di ferro nella forma eme, poco sodio e la ridotta presenza di grassi polinsaturi sono le caratteristiche che renderebbero le carni bianche ottimi alimenti per contrastare le patologie cardiovascolari.

Diabete. Secondo le conclusioni del documento pubblicato, un pattern dietetico che comprenda il consumo di pollame, insieme a cereali integrali, pesce, frutta e verdura e la contemporanea riduzione delle carni grasse e lavorate, di amidi e zuccheri, sembra essere efficace nella prevenzione di questa malattia.

Tumori. Secondo alcune evidenze scientifiche, il consumo di carni bianche è stato associato a una riduzione del rischio del tumore all’esofago. Per quanto riguarda il rischio di carcinoma mammario, seppur in uno scenario di disomogeneità di informazioni circa la relazione tra consumo di carne e questa patologia, le evidenze disponibili indicano l'assenza di relazioni statisticamente significative.

 

Ferro e proteine come nella carne rossa

Sempre secondo la già citata indagine Doxa, per 7 italiani su 10 la carne bianca contiene poco ferro: in realtà sono vittime del luogo comune secondo cui questi sarebbero presenti in abbondanza solo nelle carni rosse. “Il ferro c’è in tutte le carni - spiega il nutrizionista Giorgio Calabrese. Per esempio, nella coscia di pollo c’è lo stesso contenuto di ferro della costata di manzo. Anche il contenuto di proteine è più o meno lo stesso per tutte le carni. È vero, invece, che le carni di pollo e tacchino sono particolarmente digeribili e magre: contengono cioè pochi grassi (tra l’altro concentrati soprattutto nella pelle, facilmente eliminabile), e quei pochi presenti sono di migliore qualità, cioè soprattutto insaturi e polinsaturi (acido linoleico e linolenico), i più favorevoli dal punto di vista nutrizionale. Per noi nutrizionisti il pollo è un alimento da preferire, ideale in una corretta e sana alimentazione, per il suo mix di pregi che raramente ritroviamo in altre carni: oltre alle proteine e al ferro, se privato della pelle è anche poco grasso (soprattutto il petto), ha un buon contenuto di vitamine (gruppo B e PP) e sali minerali (calcio, potassio, fosforo), piace ed è adatto a tutti (dai bambini agli anziani e agli sportivi). E poi, la carne di pollo ha anche il vantaggio diessere più facilmente masticabile, soprattutto se cucinata in modo semplice - come arrosto, ai ferri, lessata - perché ha una minor presenza di tessuto connettivo”.

Ormoni ed estrogeni? No, grazie

In verità, l’utilizzo di queste sostanze negli allevamenti è illegale, vietato da norme italiane ed europee. Inoltre, il ciclo di vita dei polli di allevamento è breve, per cui l’eventuale utilizzo di queste sostanze non avrebbe alcun effetto sulla crescita, anzi risulterebbe antieconomico per l’allevatore. Inoltre, i controlli che ogni anno sono effettuati dalle autorità sanitarie italiane nell’ambito del Piano Residui coordinato dal Ministero della Salute, confermano che nei polli italiani non ci sono ormoni ed estrogeni. “Alle mamme che me lo chiedono, dico di stare tranquille” spiega Andrea Vania. “Gli ormoni nel pollo non ci sono. Quindi non c'è nessun motivo per limitare in età pediatrica il consumo di un alimento come il pollo che invece ha tante qualità nutrizionali”. Il motivo per cui i polli di oggi sono più pesanti rispetto a 30 anni fa è dato dal miglioramento delle metodologie di allevamento, della selezione delle razze e dell’alimentazione degli animali (il menu dei polli italiani è composto oggi di soli alimenti naturali di origine vegetale: grano, granturco, soia, vitamine e minerali). Inoltre, negli anni è cresciuta l’attenzione degli allevatori al benessere animale e alla cura dell’ambiente dove vengono allevati e c’è un maggior controllo delle malattie.

Chiarimenti sugli antibiotici. Il 74% degli italiani crede che gli antibiotici siano utilizzati negli allevamenti per favorire la crescita. In realtà negli allevamenti avicoli italiani gli antibiotici sono usati solo a scopo curativo. Mai preventivo e mai per favorire la crescita, pratica vietata in Europa dal 2006. “E, anche in caso di malattia – aggiunge Guido Grilli - la terapia antibiotica è solo l’ultima risorsa a cui si ricorre dopo l’adozione di severe norme di bio-sicurezza che prevengono l’ingresso della malattia e/o la sua diffusione negli allevamenti e l’attuazione di piani di profilassi vaccinale adottata da tutti gli allevamenti nazionali. Quando mangiamo un pollo possiamo stare sicuri che non contiene antibiotici, ce lo confermano i dati sui residui presenti negli animali campionati alla macellazione e diffusi annualmente dal Ministero della Salute”.

di Luana Trumino

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