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Dall’India...con benessere!

Nella medicina ayurvedica la curcuma ha un posto di rilievo. E non è un caso se gli indiani registrano una minore incidenza di alcuni tipi di tumore...

Dall’India...con benessere!

Con la consulenza di ANNA COLAROSSI, dell’erboristeria “Erba Gatta” di Roma.

Sebbene diffusa un po’ in tutto l’Oriente, questa spezia ha per tradizione un ruolo importante soprattutto nella cultura indiana: pare che nella terra patria dell’antica medicina ayurvedica, se ne consumino mediamente 2 g al giorno a testa. Gli indiani hanno pure una minore incidenza dei tipi di tumori più diffusi (seno, polmoni, colon, prostata) rispetto agli amricani. Qualche motivo ci sarà... Eppure gli scienziati restano cauti sulle sue proprietà. Infatti, gli studi sulla curcuma sono numerosi. Si calcola che solo sulla curcumina, il suo principio attivo, siano state pubblicate oltre 600 ricerche, di cui buona parte negli ultimi anni, segno di un’attenzione crescente. Per lo più condotti in vitro e su cavie, raramente sull’uomo, questi esperimenti hanno dato quasi tutti esiti positivi. Ma – obietta la scienza – che cosa succede quando la curcuma entra nell’organismo umano? Le variabili sono tante, con vari fattori che possono ostacolare i benefici: in particolare, l’assorbimento intestinale e le eventuali interazioni metaboliche. Resta poi da definire la dose: ai topi vengono, infatti, somministrate quantità molto elevate.

 

Riflessioni in giallo

Anche se gli studi sull’uomo non sono ancora conclusivi, resta una millenaria consuetudine di impiego che non si può ignorare. “La tradizione erboristica dà valore soprattutto alla capacità di sgorgare il fegato: qui, in nuce, sta tutto il resto. Gli antichi non potevano sapere molto sui meccanismi, ma vedevano che funzionava”. Oggi possiamo saperne di più, tuttavia – avverte l’erborista – “gli studi sui principi attivi sono sicuramente interessanti, ma esulano dall’autocura: se parliamo di curcumina al 98% non stiamo parlando della pianta nella sua interezza”. Infatti, c’è una bella differenza tra l’usare il solo principio attivo o la pianta completa: intanto, la curcumina è il maggiore principio attivo, ma non l’unico, e non gli sono attribuibili tutte le proprietà della curcuma; inoltre, si è osservato che si assorbe meglio se viene assunta nell’equilibrio complessivo dei componenti della pianta. Possono poi presentarsi controindicazioni che altrimenti non ci sarebbero. “Per chi ha la tendenza a formare calcoli biliari, non è detto che faccia così bene la stimolazione del fegato indotta da un estratto di curcuma”. Diversamente da un integratore, la cura con le erbe è più lenta, ma ha più  vantaggi nel lungo periodo.

 

Usi sicuri e proficui: ricette e consigli dell’erborista

“Come erborista io uso l’estratto di curcuma solo in casi specifici; per il resto preferisco ricorrere alla tintura madre o alla polvere (assolutamente bio)”. La polvere è ottima per uso alimentare, aggiunta a piatti dolci e salati, ma anche a bevande come tè verde e latte vegetale di riso, mandorle o soia per preparare il famoso“ golden milk”, o latte dorato, sfiammante e protettivo delle articolazioni. Per una vera e propria cura, meglio brevi periodi. “Una terapia protratta a lungo crea sbilanciamento. Suggerisco invece di usare la curcuma a rotazione, alternandola con altri rimedi”. L’ideale è fare la cura all’inizio della primavera o dell’autunno, ma anche dopo le feste natalizie, che stressano l’organismo. In questi periodi la curcuma, grazie al mix depurativo e antiossidante, rafforza le difese immunitarie. “Assumere per 21 giorni questo preparato 10 minuti prima di cena: ½ o 1 cucchiaino di polvere in un bicchiere, unire un pizzico di pepe nero, versare l’acqua sufficiente per arrivare a circa metà bicchiere e rimestare”. Non ci sono controindicazioni, specifica Anna Colarossi, nemmeno in gravidanza e allattamento.“Si può alternare la curcuma con infusi di rosmarino e salvia”.

di Giuliana Lomazzi

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