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Bibite gasate: meglio una tassa o più informazione?

Il nuovo balzello ipotizzato per moderare i consumi delle bibite analcoliche zuccherine può davvero costituire un argine al loro consumo?

Bibite gasate: meglio una tassa o più informazione?

Tra i 27 articoli che compongono la bozza del nuovo Decreto sulla Sanità, spicca una tassa sui superalcolici e sulle bibite analcoliche gasate, zuccherate e con edulcoranti. Lo scopo di questa ennesima accisa sarebbe quella di salvaguardare la salute del consumatore, perché queste bevande contribuiscono enormemente all’instaurarsi di una condizione di obesità soprattutto nei bambini e negli adolescenti. La tassa porterebbe nelle tasche dello stato  7,16 euro per ogni 100 litri di bevande zuccherate e gasate vendute; mentre 50 euro  per la vendita invece dei superalcolici. Il ricavato annuale sarebbe di circa 250 milioni di euro  che verrebbero destinati al fondo per le non autosufficienze. Ma l’introduzione di questa nuova tassa, può realmente avere un impatto positivo sulla salute? Riuscirà a scoraggiare il consumo delle bevande considerate dannose?

 

La tassa non è una novità

Una tassa sulle bibite ad elevata densità calorica non è una invenzione italiana. Già da alcuni anni, altri Paesi tra cui Francia, Danimarca e Usa avevano introdotto la “soft drink taxation” al fine di scoraggiarne l’acquisto. In particolare, negli Stati Uniti è stata necessaria l’introduzione di questo provvedimento perché è stato stimato che negli ultimi 50 anni la vendita di bevande analcoliche zuccherate era pericolosamente aumentata sfiorando addirittura il 500%. La nuova norma era stata anche supportata dai risultati ottenuti da diverse ricerche scientifiche che avevano confermato gli effetti dannosi di queste bibite sull’insorgenza di patologie anche gravi. Lo studio condotto dai ricercatori dell’Università dell’ Oklahoma Health Sciences Center ha evidenziato come il consumo giornaliero di due o più bevande zuccherate aumenti di circa 4 volte la presenza di colesterolo alto, diabete e obesità. Inoltre, secondo l’American Association for cancer research, l’alto contenuto in zuccheri semplici si è visto favorire l’insorgenza del cancro al pancreas. Agli effetti negativi di queste bibite, si affiancano però numerosi dubbi sui risultati ottenuti dalla tassazione.

 

Dubbi e controproposte

Un recente articolo pubblicato sull’autorevole Journal of Public Economics ha affermato che l’aumento del costo delle bevande gasate e zuccherate non porterebbe ai risultati sperati, anzi, influirebbe solo lievemente sul loro consumo e sposterebbe invece gli acquisti sulle bibite non sottoposte all’aumento dei prezzi come ad esempio i succhi di frutta . Visti questi risultati sarebbe opportuno riflettere sui reali vantaggi dell’applicazione di una norma di questo tipo considerando anche che andrebbe ad incidere principalmente sulle spese delle famiglie meno abbienti, aumentando così sempre più il divario tra queste e coloro i quali non si trovano in una condizione di disagio economico. Aspetto da non sottovalutare è anche l’impatto negativo sull’attività industriale già messa a dura prova a causa della crisi che ha investito anche questo settore. Sarebbe forse più opportuno una riduzione dei prezzi della frutta e verdura di stagione, in particolare dei prodotti a Km 0: in questo modo, non solo si incentiverebbe l’economia locale, ma aumenterebbe anche le possibilità di lavoro e lo sfruttamento dei sempre più numerosi terreni agricoli abbandonati a causa degli scarsi profitti; inoltre, ciò avrebbe un impatto positivo sulla riduzione dell’inquinamento. Invece di introdurre una nuova tassa, perché non applicare anche degli sgravi fiscali per chi produce cibo sano? Siamo realisti: l’aumento dell’obesità non è dovuto esclusivamente ai cosiddetti “junk foods” ovvero il cibo spazzatura, ma soprattutto alla disinformazione alla quale è sottoposto il consumatore sulla reale composizione di questi “cibi” e sul loro impatto sulla salute. E che dire della martellante pubblicità di questi preparati industriali alla quale siamo continuamente sottoposti? Numerosi sono gli spot dove ci vengono proposti alimenti che sebbene siano ricchi in zuccheri, grassi e sale, sembrano capaci di darci energia, vitalità e spensieratezza. Se si vuole realmente tutelare la salute pubblica e ridurre contemporaneamente le spese per la Sanità, non sarebbe invece più opportuno agire su questi fronti ? Promuovere campagne di educazione alimentare che vedano il coinvolgimento non solo dei bambini, ma anche dei genitori favorendo contemporaneamente lo svolgimento di attività sportive nelle scuole perché non tutti possono permettersi l’iscrizione ad una palestra privata? Solo se tutto ciò fosse messo in atto, una tassa sul cibo spazzatura potrebbe avere senso.

di Valentina Schirò (Biologa Nutrizionista)
PARLIAMO DI: bibite, tassa, monti

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