I VIDEO DI ROSANNA
Oroscopo della salute Ariete Toro Gemelli Cancro Leone Vergine Bilancia Scorpione Sagittario Capricorno Acquario Pesci Oroscopo della settimana

Alimentazione tradizionale: più sana, più buona

Ripensare le nostre abitudini alimentari: al Salone de Gusto di Torino si è discusso anche di come il cibo può aiutare combattere la crisi economica e le malattie cardiovascolari

Alimentazione tradizionale: più sana, più buona

Il Salone del Gusto che si è svolto a Torino da giovedì 25 a lunedì 29 ha rappresentato un'occasione non solo per assaporare sapori e profumi della nostra cucina, ma anche per scoprire un modo nuovo di vivere il cibo: che molto spesso significa riscoprire la tradizione. È su questo piccolo paradosso che si sono sviluppate diverse conferenze organizzate a lato dei banchi di prodotti regionali e internazionali della fiera: da un lato organismi geneticamente modificati, prodotti confezionati, additivi e chiarezza nelle etichetta, e dall'altro filiera corta, GAS e cibi della tradizione. L'idea - come spiega Silvio Barbero di Slow Food - è che "buono" significa anche "sano", e che per ritrovare il benessere non c'è bisogno di medicalizzare il cibo, ma basta affidarsi alla cucina sana. Insomma, il filo conduttore della manifestazione sembra essere la tesi secondo cui vi è uno stretto legame tra cibi della tradizione e diete sostenibili.

 

Cibo contro la crisi

Questo connubio si arricchiste di un'ulteriore sfumatura per Antonia Trichopoulou del Centro per la Nutrizione dell'Università di Atene e vicepresidente della Hellenic Health Foundation: nel suo studio sulla riscoperta della cucina tradizionale, una galoppata di sapori e studi nutritivi mette in luce come queste ricette contengano tutti gli elementi nutritivi richiesti e consigliati dai principali centri e organizzazioni alimentari. "I cibi della tradizione - spiega Trichopuolou - sono orme del passato nella vita contemporanea di tutti i giorni". Oltre a far bene al corpo, i cibi tradizionali possono aiutare la Grecia a riprendersi dalla dura crisi economica, nonché aiutare le persone a spendere di meno acquistando cibi stagionali e prodotti locali. Affidarsi all'agricoltura e ai prodotti di zona al posto di quelli di importazione, si può facilmente capire in che modo potrebbe spingere il PIL nazionale.

 

Cattive abitudini e obesità

Il direttore della struttura di Dietetica e Nutrizione Clinica Maria Luisa Ameria e il presidente dell'Associazione Medici Diabetologi Carlo Giorda hanno sottolineato come tra i principali fattori che hanno portato l'obesità a diventare uno dei mali del nostro secolo, una vera e propria epidemia, ci sono le cattive abitudini: secondo dati raccolti da ALES Research per l'ADI-Nestlé, i pasti sono sempre più destrutturati in piccoli spuntini, che si accavallano nel corso della giornata e prevedono poco tempo a disposizione per la preparazione e il conseguente utilizzo di monoporzioni e precotti (prodotti cosiddetti time saving). Questa situazione si lega poi ad un continuo aumento nelle porzioni e di zuccheri e conservanti ingeriti, nonché ad una diminuzione del movimento. Senza prendersela esclusivamente con i singoli - sottolinea Ameria -  il problema è legato anche all'esistenza di un ambiente obesiogeno che - tra fast food e pasti saltati e recuperati di fretta - porta all'ingerimento di grassi e cibi non sani. Basti pensare che ogni anno ingeriamo 5 chilogrammi di "non cibo" (additivi, sostanza non propriamente alimentari ecc.).

Tutto questo ha portato alla situazione fotografata dal Ministero della Salute: il Nostro Paese registra un 32 per cento di soggetti in sovrappeso e un 10 per cento di obesi, poco più di 5 milioni, e il deprecabile record della maggiore presenza di obesità infantile nel mondo occidentale.

di Claudio Tamburrino

Vota questo articolo

Il voto dei lettori (5/5)

Commenti  Visualizza commenti     Stampa  Stampa articolo
Lascia un commento