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Afflitti da nuove paure

Terrorismo, terremoti, epidemie, crisi economica... Lo scenario delle fobie oggi è cambiato. Come affrontarle

Afflitti da nuove paure

Con la consulenza del dott. VINCENZO FLORIO, medico e psichiatra presso il Dipartimento di Psichiatria, Ospedale di Bolzano, autore di pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.

 

“I mass media hanno una parte di responsabilità nell’amplificare timori e inquietudini perché, con i loro toni spesso allarmistici, agiscono da fattori scatenanti” esordisce lo psichiatra Vincenzo Florio. Ascoltare la cronaca di un incidente aereo, leggere le previsioni funeste sulla disoccupazione o sui cambiamenti climatici può riportare alla luce traumi non affrontati e risolti. E, se l’esperienza negativa non è stata elaborata, può riemergere anche dopo molto tempo e avere come conseguenza una reazione eccessiva, immotivata. “Pensiamo alle classiche sensazioni di allarme che avvertiamo dopo una brutta notizia: tachicardia, respiro corto e spezzato, sudorazione, tremori alle mani, senso di debolezza. Il cuore pompa sangue con forza, i muscoli si tendono al massimo perché devono essere pronti a reagire o a fuggire. Non c’è tempo per riflettere: il cervello emotivo entra in causa con una scarica di adrenalina e, in un secondo tempo, di cortisolo, le molecole dello stress”. Il lavoro psicologico da fare è quello di riattivare le nostre capacità di assorbimento delle novità che ci inquietano focalizzando e affrontando le cause della paura.

 

Rilassati e medita
Una maggiore lucidità mentale ci aiuta a disciplinare il flusso dei pensieri e a interrompere quelli ansiogeni. Per favorire questo processo, il suggerimento è quello di rilassarsi e meditare. Ideale è scegliere il tipo di meditazione più adatta al proprio carattere. Quella concreta è una riflessione su un oggetto: mazzo di fiori, soprammobile, quadro oppure su una parte del nostro corpo, braccia, gambe. Ma può essere un valido esercizio di meditazione anche tenere la mente e le mani occupate in attività “meccaniche” che non richiedono un grande sforzointellettivo. Cucinare, fare bricolage, lavorare a maglia favoriscono una sorta di “scissione della mente”: una parte, quella conscia, è catturata dall’attività da svolgere, l’altra è libera di dialogare con il proprio mondo interiore e ritrovare una dimensione quieta. La meditazione astratta, invece, è la ripetizione mentale e senza soste di un suono, di una sillaba. Esempio: “OM”, la parola sacra degli indiani. Per eseguirla al meglio, mettersi in una posizione comoda e concentrarsi sul suono. Se si vuole evitare il fai-da-te, si può partecipare a qualche gruppo di recitazione buddista: sono aperti a tutti e se ne trovano in ogni città. Il sostegno della recitazione in gruppo moltiplica i benefici!

 

Identifica il problema e respira
Se la paura di perdere il lavoro o di diventare vittime di un disastro ambientale assedia la nostra mente con insistenza, la prima cosa da fare è quella di chiedersi quali sono le situazioni, le immagini mentali o i periodi particolari della giornata in grado di evocare queste penose sensazioni. Può essere utile annotare su un foglio i sintomi avvertiti, in modo da verificare se questi cambiano a seconda delle situazioni o se si presentano sempre allo stesso modo. Importante richiamare alle mente gli stimoli stressanti e non evitarli illudendoci, così, di cancellarli. Proviamo poi a disegnare e colorare queste percezioni: nell’istante in cui trasformiamo qualcosa in forme, segni e colori attiviamo l’emisfero destro, dove risiedono la creatività e il controllo delle emozioni. Teniamo presente che quel che conta di più per noi è nella parte centrale del disegno ed è più grande; mentre ciò che ci interessa meno è più piccolo e rappresentato ai margini dell’abbozzo. Pieghiamo il foglio suddividendolo e tagliandolo in quattro o sei micro-parti. Noteremo che le nostre paure sono diventate piccole. Proviamo ora a visualizzarle e a calmarci respirando di pancia. Durante l’inspirazione il muscolo si contrae e si appiattisce, aumentando lo spazio nel torace e aspirando aria nei polmoni. Durante l’espirazione il diaframma si rilassa e si sposta verso la parte superiore del corpo, provocando l’espulsione dell’aria. È il tipo di respirazione più efficace perché apporta maggiori quote di ossigeno e svuota i polmoni nel modo completo riducendo la formazione di prodotti di scarto (anidride carbonica, acido lattico) che producono nervosismo e inquietudine. Ricordiamolo, poi, più ossigeno uguale migliore circolazione nel corpo e nel cervello, a tutto vantaggio delle performance cognitive.

 

Lei ha più paura di lui?
Le donne sono più esposte alle fluttuazioni ormonali a loro volta condizionate dai cicli lunari e, naturalmente, mestruali: è dimostrato che bassi livelli di estrogeni (ormoni femminili) possono contribuire a peggiorare i disturbi dell’umore. In particolare nel periodo mestruale possono comparire irritabilità, crisi di pianto per motivi banali, impulsività come reazione a stimoli di poco conto e, curiosamente, desiderio di carboidrati. Gli studi internazionali evidenziano che la paura nelle donne aumenta maggiormente dopo i 35 anni, periodo in cui emergono con preponderanza le difficoltà nel mantenere un equilibrio soddisfacente tra attività lavorativa e vita familiare. Per risolvere il problema in questi casi può essere utile una breve terapia farmacologica (da assumere sotto controllo medico) che punta al contenimento dell’ansia. 

di Maria Angela Masino
PARLIAMO DI: Meditazione, fobie

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