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Adolescenti e sessualità: come parlare di sesso con i figli

Sei pronta a parlare di sesso con tuo figlio? Un momento che prima o poi arriva per tutte.

Adolescenti e sessualità: come parlare di sesso con i figli

Tornato/a da una vacanza ti sembra diverso/a. Forse ha vissuto la sua “prima volta”, ma non sai come affrontare l’argomento. Parti da una premessa: meglio parlarne piuttosto che delegare il compito a Internet e ai nuovi media.


Le figure di riferimento

I maschi più giovani hanno perso quella che era l’occasione per diagnosticare eventuali malattie: la visita per il servizio militare. Per la prima volta i maschi di un tempo venivano a contatto con un medico andrologo intorno ai 18 anni. Quelli di oggi avvertono il bisogno di rivolgersi per un consulto solo in età adulta, già a 30-35 anni, con il rischio di trascurare malattie importanti, o peggio, di trasmetterle. “Le ragazze sono più sensibilizzate su gravidanze indesiderate e malattie, anche perché hanno accesso ai consultori fin da adolescenti. I ragazzi invece no” ricorda la dottoressa Vilma Duretto. Per loro occorrerebbe darsi da fare. Una soluzione potrebbe essere offerta dai pediatri. Intorno agli 11 anni, chiedi al pediatra che l’ha visto crescere di trasmettergli i consigli giusti per captare i segnali lanciati dal proprio corpo. In questo modo, il ragazzo saprebbe quando chiedere aiuto a uno specialista se qualcosa non va. “In un Paese come il nostro, in cui la maggior parte delle famiglie ha un solo figlio, è venuta meno la figura del fratello o della sorella maggiore che venivano identificati come il principale punto di riferimento d’informazione sessuale. La figura potrebbeessere sostituita dallo specialista. Oppure dal genitore e dall’insegnante se ben educati” suggerisce Duretto.

Come parlarne

Se vogliamo evitare di chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi, cerchiamo di trovare un canale di comunicazione sul sesso con i nostri figli prima che abbiano i loro primi rapporti. “Il consiglio ai genitori è quello di iniziare a parlarne almeno intorno ai 12 anni” spiega la professoressa Roberta Rossi, presidente della FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica). “Magari cogliamo lo spunto dall’attualità. Un fatto di cronaca o un articolo di giornale sui risultati scientifici nella lotta all’Hiv, per esempio, possono essere dei validi assist per iniziare. Senza allarmi, cominciamo a creare consapevolezza sultema della sessualità” aggiunge.

 

Ha già avuto un’esperienza?

“Se un genitore coglie dei cambiamenti è già un bene. Vuol dire che è attento. E ciò può anche facilitare la comunicazione. Anche se i ragazzi non mostrano nessuna trasformazione apparente, il papà o la mamma possono tentare l’approccio con cui chiedere: come ti sei trovato con le persone nuove che hai conosciuto? C’è qualcuno che ti è piaciuto di più? E vedere se questo incipit generico permette al ragazzo o alla ragazza di aprirsi. È difficile comunque che i ragazzi ne parlino perché la considerano come un’esperienza molto personale”. I genitori non devono leggere questo atteggiamento come una mancanza di fiducia. “Dobbiamo pensare a quando anche noi avevamo la loro età. Non ci sarebbe venuto spontaneo parlarne. La stessa cosa succede a loro che ne parlano solo se c’è un problema” commenta la Presidente.

 

In aumento la diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili

La conoscenza che i ragazzi italiani hanno delle malattie sessualmente trasmissibili non si può dire certo brillante. Per alcuni esiste solo l’Aids. E, infatti, la diffusione delle infezioni è purtroppo in aumento. Patologie come la Clamydia, che colpisce sia i maschi sia le femmine, negli ultimi anni sono cresciute da 6 a 10 volte, a seconda delle regioni. “La paura nei confronti delle gravidanze indesiderate e delle infezioni sessualmente trasmissibili non è così elevata nei ragazzi, in quanto la percezione del rischio è generalmente bassa - troppo bassa - in questa fascia di età” osserva il professor Piero Stettini, docente di Psicologia clinica all’Università di Genova e membro del Comitato direttivo della FISS. L’educazione sessuale dovrebbe forse rafforzare questa paura? “No, l’educazione sessuale dovrebbe non tanto incentivare le paure, quanto le consapevolezze dei rischi, la conoscenza dei mezzi di prevenzione e le motivazioni a proteggersi. L’educazione basata sulla paura si è dimostrata non solo inefficace riguardo alla prevenzione, ma addirittura in qualche caso controproducente!” risponde il Professor Stettini. È il caso poi di sfatare un luogo comune: non è vero che i ragazzi italiani non amano il preservativo. Devono lottare con ben due ostacoli, il costo e il contatto con il farmacista. Se ci fossero più dispenser automatici e magari sconti per loro, le cose cambierebbero. “Anche la promiscuità sempre più diffusa, consente la migrazione nelle mucose genitali, anali e orali non soltanto di banali di germi patogeni ma anche di agenti infettivi ad alto rischio per la salute” aggiunge il professor Salvo Caruso. “L’HPV (papilloma virus) è molto comune, più di quanto si possa immaginare; ma è anche vero che la maggior parte di loro non va incontro a malattia, il virus viene arginato dalle difese immunologiche” conclude il ginecologo.

di Elisabetta Gramolini

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