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A 35 anni dalla legge Basaglia, la rivoluzione è incompleta

A 35 anni dalla legge Basaglia, la rivoluzione è incompleta

A 35 anni dalla legge Basaglia, la numero 180 del 13 maggio 1978 che ha disposto la chiusura dei manicomi a favore dell'erogazione sul territorio dei servizi per la salute mentale, arriva una proposta di legge di iniziativa popolare che vuole portare a termine quella che è considerata una ''rivoluzione incompleta'' e superarla. A presentarla è ''Le parole ritrovate'', un movimento nato nel 2000 per far incontrare utenti, operatori dei Servizi di salute mentale, familiari e cittadini. La proposta di legge, che in segno di continuità è stata chiamata ''181'', e per la quale si raccoglieranno le firme a partire da giugno per sei mesi, si basa sui principi chiave dell'uniformità dei servizi su tutto il territorio nazionale, dove spesso le disparità sono molto evidenti, e sulla valorizzazione del ruolo dei familiari e degli utenti stessi che, diventando Ufe (Utenti familiari esperti), mettono a disposizione degli altri le proprie conoscenze che derivano dall'esperienza. ''L'obiettivo - spiega Renzo De Stefani, referente nazionale del movimento 'Le parole ritrovate' - è garantire cure dignitose alle persone che soffrono di disagio psichico. Oggi in Italia a soffrire di malattie mentali improntanti sono in 500.000; se a questi sommiamo anche i due milioni di familiari che li accompagnano, ci avviciniamo ai tre milioni di persone che tutti i giorni devono confrontarsi con il dramma della malattia mentale grave''.

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